In che modo la dieta mima digiuno può aiutare a ridurre il rischio di malattie cardiometaboliche?

  • di Redazione Fondazione Valter Longo Onlus
  • 8 Giugno 2022

Ci sono numerosi fattori che possono aumentare le possibilità di sviluppare malattie cardiache. Sebbene alcuni di questi fattori non possano essere modificati, come età, etnia e genetica, la buona notizia è che si possono controllare molti altri fattori di rischio modificabili.

Nonostante la consolidata associazione tra cattive abitudini alimentari e un aumentato rischio di disturbi cardiovascolari e metabolici, gli esperti sono alla ricerca di interventi meno invasivi basati sulla nutrizione per agire sulle vie molecolari che producono gli impatti negativi sulla salute.

Un nuovo studio pubblicato su Nutrients mirava a indagare se la dieta mima digiuno di 5 giorni (dmd) influenzi il livello plasmatico di un metabolita in particolare, i cui livelli elevati sono associati ad un aumentato rischio di malattie cardiometaboliche in individui sani. Tale metabolita è chiamato Trimetilammina N-ossido (TMAO), e deriva dal microbiota intestinale, in quanto viene prodotto negli organismi ospiti della flora intestinale a partire da specifici costituenti alimentari, come i prodotti di origine animale. Inoltre, i cambiamenti nel metabolismo del colesterolo e degli acidi biliari e l’attivazione delle vie infiammatorie, sono meccanismi collegati alla promozione dei depositi di grasso nelle arterie da parte del TMAO.

Nello studio, sono stati confrontati due gruppi: uno a cui è stata sottoposta una dmd di 5 giorni e un altro con una dieta regolare, ma con un maggiore apporto di verdure per 5 giorni. L’obiettivo era di confrontare gli effetti di una dieta regolare con un aumento dell’assunzione di verdure e una dmd sui livelli di TMAO e sui marcatori metabolici come i livelli di glucosio a digiuno e i trigliceridi. I risultati hanno mostrato che il gruppo con dmd di 5 giorni ha mostrato una diminuzione più significativa di TMAO, livelli di glucosio a digiuno e livelli di peptide C rispetto al gruppo dietetico ad alto apporto di verdure. Questi risultati nel gruppo della dmd hanno contribuito inoltre a migliorare la sensibilità all’insulina.

Quali sono le novità di questo studio?

Lo studio ha mostrato che la dmd potrebbe potenzialmente essere una strategia praticabile per ridurre i livelli plasmatici di TMAO, che è un biomarcatore di rischio per le malattie cardiovascolari e metaboliche derivato dalla dieta. Inoltre, gli autori dello studio hanno suggerito che questa riduzione del TMAO insieme al miglioramento dei livelli di glucosio a digiuno e dello stato metabolico generale negli individui sani si ottiene limitando l’apporto calorico e il consumo di proteine di origine animale, caratteristico della dmd, piuttosto che una maggiore assunzione di verdure. Allo stesso modo, nel 2017, Wei et al., hanno suggerito che i pazienti sottoposti a dmd, rispetto a quelli con una dieta senza restrizioni, hanno mostrato un potenziale beneficio nell’abbassare alcuni marcatori metabolici come il glucosio a digiuno, i trigliceridi e le lipoproteine a bassa densità. Ciò indica, pertanto, che viene ridotto anche il rischio di sviluppare malattie correlate, avvalorando il valore della dmd, soprattutto per le persone ad alto rischio di sviluppare malattie cardiache.

Fonti:

Videja M, Sevostjanovs E, Upmale-Engela S, Liepinsh E, Konrade I, Dambrova M. Fasting-Mimicking Diet Reduces Trimethylamine N-Oxide Levels and Improves Serum Biochemical Parameters in Healthy Volunteers. Nutrients. 2022;14(5):1093. Published 2022 Mar 5. doi:10.3390/nu14051093

 

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