La dieta mima digiuno, ma non il digiuno totale, riduce le malattie intestinali nel topo e l’infiammazione sistemica nell’uomo

La dieta mima digiuno, ma non il digiuno totale, riduce le malattie intestinali nel topo e l’infiammazione sistemica nell’uomo
  • di: Fondazione Valter Longo
  • 2 Aprile 2019

Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI), in inglese Inflammatory Bowel Disease da cui la sigla IBD, comprendono una serie di patologie caratterizzate da infiammazione acuta e cronica a carico dell’intestino ed includono la rettocolite ulcerosa e il morbo di Crohn.

Queste patologie sono molto presenti nei paesi più industrializzati, dove negli ultimi 10 anni i pazienti sono aumentati fino a 20 volte e inoltre, il numero di casi aumenta costantemente nei paesi in via di industrializzazione. In Italia si calcola che circa 200.000 persone siano oggi affette da queste patologie1,2.

I sintomi più comuni che caratterizzano le MICI sono: forti dolori addominali, diarrea, malassorbimento dei nutrienti e a volte anemia. Le cause che portano allo sviluppo di queste patologie sono ancora sconosciute, l’ipotesi più accreditata individua come fattore scatenante un’eccessiva reazione del sistema immunitario, a livello intestinale, contro sostanze considerate nocive dal corpo, tra le quali potrebbero esserci quelle prodotte dai batteri che compongono la flora batterica intestinale.

Le terapie sono mirate a ridurre lo stato infiammatorio intestinale, inibire il sistema immunitario e contrastare i batteri intestinali nocivi, utilizzando prodotti cortisonici, immunosoppressori e antibiotici. I pazienti con IBD fanno molta attenzione alla dieta, anche se si sa ancora poco degli effetti dell’alimentazione su queste patologie. Non essendo ancora stata individuata una cura, la ricerca scientifica si sta molto impegnando per sviluppare nuovi approcci terapeutici che migliorino la qualità di vita dei pazienti.

Una recente ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista Cell Reports e condotta dal laboratorio di ricerca del Professor Longo, presso la University of Southern California, ha osservato come cicli di dieta mima digiuno (DMD) hanno forti effetti nei topi con MICI3.

Lo studio, condotto su topi, ha analizzato l’evolversi dell’infiammazione intestinale dopo 2 cicli di 4 giorni ciascuno di DMD, seguiti da una normale alimentazione. I risultati hanno mostrato che questo schema alimentare è sufficiente a conferire un evidente miglioramento dei sintomi associati alla malattia. Infatti, la DMD ha portato a una maggiore rigenerazione dell’epitelio intestinale, grazie all’attivazione di cellule staminali, a un migliore controllo della risposta immunitaria e a un aumento delle popolazioni batteriche intestinali “buone”, in particolare di Lactobacilli e di Bifidobatteri.

Sorprendentemente, i risultati ottenuti con la DMD sono stati di gran lunga migliori di quelli avuti con un digiuno a sola acqua. Questi risultati evidenziano come i nutrienti presenti nel piano alimentare della DMD, come ad esempio alcuni pre-biotici, svolgano un ruolo fondamentale nel massimizzare l’azione antinfiammatoria e di regolazione del microbiota intestinale rispetto ad un canonico digiuno.

I ricercatori del team di Longo hanno già dimostrato, grazie a precedenti studi, che pazienti che presentavano elevati valori di PCR (Proteina C Reattiva, marcatore di infiammazione), erano in grado di ridurre efficacemente il proprio profilo infiammatorio in seguito a cicli programmati di DMD4.

I dati ottenuti dai precedenti studi in combinazione con quest’ultimo, indicano che cicli di DMD riducono marcatori di infiammazione sistemica nell’uomo e hanno il potenziale di rivelarsi efficaci in pazienti con malattie infiammatori intestinali, inclusi il morbo di Crohn e la colite ulcerosa.

A questo scopo, gli autori dello studio, sostengono che sia prima necessario uno studio clinico randomizzato, che preveda l’uso di cicli di DMD in pazienti con MICI, per determinarne la sicurezza e l’efficacia anche negli esseri umani. Questo studio è attualmente in fase di sviluppo all’Università degli Studi di Genova.

Fonti:

  1. Siew C Ng et al. Lancet 2017; DOI 1016/S0140-6736(17)32448-0
  2. Humanitas Research Hospital website
  3. Rangan P et al. Cell Report 2019; DOI 1016/j.celrep.2019.02.019
  4. Wei M et al. Sci Transl Med. 2017 DOI 1126/scitranslmed.aai8700.

Luca Genovese

Dott. Luca Genovese, Ph.D.
Biologo Nutrizionista

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