L’ALIMENTAZIONE PER RALLENTARE L’INVECCHIAMENTO E PREVENIRE LE MALATTIE

  • di Redazione Fondazione Valter Longo Onlus
  • 5 Luglio 2022

Fin dall’antichità, filosofi e scienziati attribuivano all’alimentazione un ruolo importante per la cura e la salute della persona. Questo perché la qualità e la frequenza degli alimenti che consumiamo influenza il mantenimento del nostro stato di salute o di malattia e ad oggi lo attestano numerose evidenze scientifiche.

Acquisire consapevolezza circa le nostre scelte alimentari, comprendendo quanto, quando e cosa mangiare, rappresenta uno dei più potenti, sicuri ed efficaci mezzi per estendere le capacità funzionali dell’organismo e rallentare l’invecchiamento.

La dieta della Longevità, descritta nell’ultimo articolo del Professor Valter Longo pubblicato sulla prestigiosa rivista Cell1, è frutto di anni di studi che prendono in considerazione vari aspetti della dieta, dalla composizione degli alimenti e calorie assunte alla durata e frequenza dei periodi di digiuno, analizzati in diverse specie viventi a partire dai batteri fino all’essere umano.

Quanto emerso da questi studi è che l’aumento di attività di alcuni ormoni, fattori e percorsi genetici causati dall’assunzione di proteine o zuccheri sono associati all’invecchiamento accelerato e/o alle malattie legate all’età. Tuttavia, l’intervento dietetico continuo, intermittente o periodico può, regolare questi percorsi generando risposte coordinate efficaci contro di essi sia nel breve che nel lungo termine.

L’analisi, in particolare, ha valutato diete popolari come la restrizione delle calorie totali, la dieta chetogenica ricca di grassi e povera di carboidrati, le diete vegetariane e vegane e la dieta mediterranea.

Una lieve restrizione calorica, che generalmente coincide con un ridotto contenuto di zucchero, amidi, grassi saturi e proteine, è efficace nel promuovere la longevità poiché agisce favorendo i processi di rigenerazione e protezione nell’organismo. Questi meccanismi, che risultano essere gli stessi legati al digiuno, permettono una ridotta infiammazione a livello sistemico e aiutano a prevenire malattie croniche quali diabete, malattie cardiovascolari, malattie autoimmuni e tumori2.

La dieta chetogenica e altre diete a basso apporto di carboidrati sono state studiate a lungo anche sull’uomo: esse non risultano essere più efficaci nel regolare l’indice di massa corporea (IMC), livelli di colesterolo e grassi nel sangue rispetto ad una dieta bilanciata, come confermato in una recente meta-analisi che ha preso in considerazione diete ipocaloriche, a basso contenuto di grassi o proteine ed alto contenuto di carboidrati3.

Le diete vegane, risultano essere benefiche nel contrastare l’invecchiamento e le malattie, poiché permettono una riduzione dei fattori di crescita insieme ad un minor livello di insulina e maggior sensibilità alla stessa. Tuttavia non sono al pari della dieta vegetariana o pescetariana, poiché queste ultime riescono allo stesso tempo a prevenire il rischio di fratture ossee conseguente ad un’aumentata fragilità, comune in soggetti vegani, quando non attenti anche all’integrazione4.

Inoltre, una dieta relativamente ricca di carboidrati, in assenza di obesità e insulino-resistenza, risulta l’ideale perché il consumo parzialmente elevato di carboidrati complessi può contribuire a ridurre la fragilità, in particolare negli anziani, fornendo energia senza aumentare l’insulina e attivando le vie di segnalazione del glucosio.

Sono state poi valutate le diverse forme di digiuno, tra cui il digiuno intermittente (frequente e a breve termine) e il digiuno periodico (due o più giorni di digiuno o diete che simulano il digiuno).

Il digiuno intermittente sembrerebbe avere effetti benefici, ma non risulta essere migliore rispetto a una lieve restrizione calorica per ridurre peso e grasso corporeo o fattori di rischio associati a malattie; a parità di efficacia, aderenza e rischio di effetti collaterali, un digiuno quotidiano di 11-12 ore sembra invece essere il compromesso ideale5.

In aggiunta a ciò, il digiuno periodico sta emergendo come alternativa al digiuno intermittente, poiché può essere applicato ad intervalli regolari e associato alle terapie farmacologiche per il trattamento di alcune malattie quali il cancro6.

La dieta mima digiuno invece è stata sviluppata per aumentare aderenza, applicabilità e sicurezza del digiuno periodico, ma anche per ricercare i nutrienti in grado di intensificare i benefici legati al digiuno protratto per 3 giorni o più.

I marcatori di rischio di malattia quali i livelli di insulina, proteina C reattiva (marcatore di infiammazione), fattore di crescita simile all’insulina 1 (IGF-1) e colesterolo, sono influenzati infatti dalla composizione della dieta, oltre che dal digiuno.
Per tali ragioni, lo studio è stato infine focalizzato su specifici fattori e componenti della dieta, coinvolti in diversi percorsi genetici di regolazione della longevità.

La Dieta della Longevità è caratterizzata da una lieve restrizione calorica e prevede una selezione di specifici componenti della dieta mantenendo un’attenzione rispetto a età, sesso e condizione di salute. Essa rappresenta perciò un valido strumento aggiuntivo ai trattamenti standard e una misura preventiva sullo sviluppo di malattie e mantenimento dello stato di salute in età avanzata.

I pilastri su cui essa si basa costituiscono ormai un determinatore comune per la longevità e uno stimolo a cambiare le nostre abitudini, suggerendoci di:

  • preferire un apporto medio-alto di carboidrati complessi e grassi buoni, e una quantità di proteine prevalentemente di origine vegetale limitata, ma sufficiente (da modulare in termini quali-quantitativi nel caso di soggetti sopra i 65 anni o nel bambino);
  • adottare un digiuno notturno quotidiano di 11-12 ore intervallato da dei cicli annuali di dieta mima digiuno della durata di 5 giorni;
  • mantenere un BMI inferiore a 25 e un grasso corporeo e circonferenza addominale ideali per sesso ed età.

In sintesi, proponiamo che la dieta della longevità sia un prezioso complemento all’assistenza sanitaria standard e che, presa come misura preventiva, potrebbe aiutare ad evitare la morbilità, sostenendo la salute fino all’età avanzata.

FONTI

  1. Longo V.D. et al.; Nutrition, longevity and disease: From molecular mechanisms to interventions; Cell.2022 Apr 28;185(9):1455-1470.
  2. CW CHeng et al.; Prolonged Fasting Reduces IGF-1/PKA to promote hematopoietic-stem-cell-based regeneration and reverse immunosuppression; Cell Stem Cell, 2014
  3. Lopez-Espinoza et al.; Effect of a Ketogenic diet on the nutritional parameters of obese patients: a systematic review and metanalysis. Nutrients 2021; 13, 2946.
  4. Tong, T.Y.N. et al.; Vegetarian and vegan diets and risks of total and site-specific fractures: results from the prospective EPIC-Oxford study. BMC 2020; 18, 353
  5. Deying Liu, M.D., et al.; Calorie Restriction with or without Time-Restricted Eating in Weight Loss; N Engl J Med 2022; 386:1495-1504
  6. Longo, V.D. et al.; Intermittent and periodic fasting, longevity and disease. Aging 2020; 1, 47–59

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