PERCHÉ INVECCHIAMO E CI AMMALIAMO DI PIÙ

  • di Redazione Fondazione Valter Longo OnlusRedazione Fondazione Valter Longo
  • 12 Maggio 2020

L’invecchiamento è l’insieme di cambiamenti che avvengono negli esseri viventi con il passare del tempo. In generale, l’invecchiamento è inteso in senso negativo, poiché viene messo in relazione a disfunzioni che compromettono il buon funzionamento del corpo umano. In alcuni casi, però, comporta addirittura dei miglioramenti. Negli sport di endurance, per esempio, le prestazioni migliorano con il progredire dell’età sia dal punto di vista fisico sia da quello mentale. Al posto del termine “invecchiamento” sarebbe dunque più corretto usare l’espressione “senescenza” che non si porta dietro le accezioni negative.

Nel corso dei secoli, gli scienziati hanno individuato diverse teorie per spiegare il processo di invecchiamento. Dalla teoria dell’evoluzione di Darwin e Wallace, che illustra il meccanismo di selezione naturale, come una serie di processi che preservano un individuo in grado di generare prole sana. I due scienziati furono i primi a ipotizzare che invecchiamento e morte fossero processi programmati, ma senza mai dimostrarlo. Anche la teoria dei radicali liberi, in base alla quale molecole ossidanti, come l’ossigeno, danneggiano cellule, proteine e DNA, è volta allo studio dell’invecchiamento. Come pure la teoria del corpo spendibile di Kirkwood, secondo cui gli organismi investono in se stessi attraverso la riproduzione, intendendo il corpo come portatore di materiale genetico disponibile ovvero “spendibile” finché genera prole.

LA LONGEVITÀ PROGRAMMATA
Gli scienziati si sono spesso cimentati nello studio dell’invecchiamento, principalmente per capirne i meccanismi e focalizzando l’attenzione sul perché invecchiamo. Sono state ipotizzate varie teorie che ne spiegano il processo, senza però soffermarsi sul nodo centrale: cercare di scoprire come vivere a lungo e in buona salute. Studiando l’invecchiamento da questo punto di vista, infatti, è possibile individuare le strategie che possono portare a rallentarlo senza compromettere il benessere. Proprio da qui parte la teoria della longevità programmata, ideata dal professor Valter Longo (ispirato proprio da Wallace e Darwin) che ha raccolto diverse prove sperimentali ottenute in laboratorio in un articolo scientifico su Nature Review Genetics.

Secondo la teoria della longevità programmata, è possibile migliorare i sistemi di protezione e riparazione dell’organismo umano, in modo da rallentare l’invecchiamento. Come pure far sì che questi stessi sistemi funzionino più a lungo e, quindi, il corpo inizi a subire un declino dai 60-70 anni in avanti e non più, come avviene normalmente, a partire dai 40-50 anni. In questi termini, la longevità programmata rappresenta una strategia biologica evoluta in grado di migliorare la salute e allungare la prospettiva di vita, grazie a meccanismi di protezione e rigenerazione.

LO STUDIO DELLA GIOVINEZZA
Per mantenersi giovane e funzionale, il corpo ha bisogno di essere programmato a durare di più. Per far sì che ciò accada mette in atto processi di protezione, riparazione e sostituzione. Ecco che alla teoria della longevità programmata si affianca la scienza che studia come rimanere giovani. Definita “Iuventologia” in opposizione alla gerontologia che, invece, studia l’invecchiamento. La Iuventologia è il nuovo campo di ricerca individuato dallo scienziato Valter Longo, grazie alle indagini scientifiche che lo hanno visto impegnato negli ultimi anni. Di recente, la Iuventologia è stata convalidata da parte della comunità scientifica, grazie alla pubblicazione di uno studio sulla rivista Aging Cell.

La longevità programmata viene riproposta introducendo un neologismo: youthspan, ovvero il periodo della vita in cui un organismo è giovane e sano, caratterizzato da un funzionamento efficiente. La Iuventologia sarebbe, dunque, il nuovo campo di ricerca dedicato allo studio dei meccanismi responsabili dello youthspan. Le teorie precedenti si focalizzavano sul processo di deterioramento che porta l’organismo a invecchiare e che inizia dai 40-50 anni. Per avere una visione completa, però, è necessario studiare anche la fase di vita precedente. La conoscenza dei meccanismi che regolano lo youthspan porterebbe, quindi, ad allungare la fase di “vita sana”, come pure ad avere una “vita giovane”.

Per ulteriori approfondimenti scientifici, legati a un corretto stile di vita e a sane abitudini alimentari, visitate il sito della FONDAZIONE VALTER LONGO, dove trovate anche diverse pubblicazioni di studi clinici.

FONTI
1. Valter Longo, La dieta della longevità, Vallardi Editore 2016
2. Longo VD, Mitteldorf J, Skulachev VP; Programmed and altruistic ageing; Nature Review Genetics 2005 Nov;6(11):866-72
3. VD Longo; Programmed longevity, youthspan, and juventology; Aging Cell 2019 Feb.

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