FINO A 14 ANNI DI VITA IN SALUTE IN PIÙ CON QUESTE SEMPLICI REGOLE

FINO A 14 ANNI DI VITA IN SALUTE IN PIÙ CON QUESTE SEMPLICI REGOLE

Quali sono le novità descritte in questo studio?

Le scoperte del gruppo di ricercatori dell’università di Harvard,[1] pubblicate nell’aprile 2018 sulla prestigiosa rivista scientifica Circulation, si aggiungono a quelle riportate in precedenza su altre riviste specializzate riguardanti altri paesi. Una meta analisi del 2012 [2] aveva raccolto i dati di più di mezzo milione di partecipanti di Stati Uniti, Europa, Cina e Giappone per una media di 13 anni.

I dati suggerivano che oltre la metà (66%) delle morti premature è associata a comportamenti poco salutari come il tabagismo, l’eccessivo consumo di alcol, la sedentarietà, una dieta scorretta e l’obesità. Tuttavia uno studio estensivo e quantitativo sulla popolazione americana non era stato ancora fatto.

Questa indagine è stata condotta su più di 120.000 persone (78.865 donne e 44.354 uomini di due popolazioni famose negli studi epidemiologici e di cui si riportano alcune caratteristiche nel riquadro 1)

1: Chi sono i partecipanti allo studio?

Per effettuare le analisi riportate nello studio, i ricercatori del gruppo del Professor Frank B. Hu dell’università di Harvard si sono serviti dei dati di due ampi studi della durata di circa 30 anni su migliaia di professionisti sanitari di sesso femminile (NHS, “Nurses’ HealthStudy”) e maschile (HPFS, “HealthProfessionals Follow-up Study”) negli Stati Uniti. I partecipanti compilano regolarmente questionari alimentari, sanitari e su caratteristiche generali (età, etnia, uso di farmaci etc.).

I dati sono stati integrati con quelli del programma che valuta la salute e lo stato nutrizionale di adulti e bambini degli Stati Uniti (NHANES, The National Health and Nutrition Examination Survey”) e con un database online utilizzato per l’analisi dei dati di salute pubblica (CDC WONDER, “Centers for Disease Control and Prevention Wide-Ranging Online”). Data for Epidemiologic Research).

Risulta che le donne che seguono un corretto stile di vita possono vivere ben 14 anni in più, mentre gli uomini possono goderne 12 in più rispetto ai loro coetanei indisciplinati. Questo vuol dire che, per queste persone, a 50 anni l’aspettativa di vita è di altri 43 anni per le donne e di altri quasi 38 anni per gli uomini. Una buona notizia per chi ha progetti per gli anni della pensione come godersi i nipotini o fare dei viaggi intorno al mondo. Il fattore più importante è che questi anni in più sono in salute! Lo studio infatti ha calcolato che chi segue le giuste regole ha un rischio dell’82% in meno di morire di malattie cardiovascolari e del 65% in meno di morire di tumori.

Ma cosa si intende per “corretto stile di vita”?

Ebbene sì, la dieta è come sempre al primo posto nella classifica dei fattori che possono influenzare la nostra salute.

Nello studio dell’università di Harvard viene definita sana una dieta basata sul consumo di verdura, frutta e frutta a guscio, cereali integrali, acidi grassi polinsaturi e omega-3 a lunga catena (presenti ad esempio nel pesce, nella frutta a guscio come noci e mandorle e nell’olio extra vergine di oliva) e che limita l’assunzione di carne rossa, bibite zuccherate, grassi animali presenti nella carne e sodio (troppo sale). Per comprendere chi segue una dieta salutare, è stato utilizzato un indice chiamato Alternate Healthy Eating Index che attribuisce un punteggio in base al consumo o meno degli alimenti descritti sopra. Chi ha ottenuto un punteggio superiore al 40% segue una dieta corretta assumendo i prodotti considerati sani e limitando o evitando quelli non salutari.

La dieta deve essere seguita da un’adeguata attività fisica moderata o intensa di almeno 30 minuti al giorno (non è necessario iscriversi in palestra: vale anche la camminata veloce!).

Non sorprende che sia importante astenersi dal fumo. Essenziale è anche un consumo moderato di alcol, equivalente a circa 2 piccoli bicchieri di vino, due lattine di birra o due piccole dosi (40 ml) da bar di un superalcolico al giorno per gli uomini, mentre per le donne le dosi devono essere dimezzate.

Ultimo fattore di rischio è il peso, o meglio l’indice di massa corporea, conosciuto con l’acronimo inglese BMI (Body Mass Index e che si calcola dividendo il peso in Kg per il quadrato dell’altezza in metri). Il BMI deve essere tra 18,5 e 24,9. Per una persona di 1,60 m, a esempio, il peso dovrebbe essere compreso tra i 47,5 e 64 Kg, anche se è meglio mantenersi sui 55.

Vuoi scoprire se il tuo stile di vita è sano? Rispondi alle domande nel riquadro 2.

2: Qual è il tuo punteggio?

  • Segui una dieta simile a quella della longevità?
  • Effettui un’attività fisica di almeno 30 minuti al giorno?
  • Ti astieni dal fumo?
  • Consumi al massimo 1 bicchiere (per le donne) o 2 bicchieri (per l’uomo) di vino al giorno?
  • Hai un BMI compreso tra 18,5 e 24,9?

 

Perché è importante questa scoperta?

Benessere non è sempre sinonimo di salute e gli Stati Uniti spendono più del 17% del prodotto interno lordo nella sanità, investendo molte risorse nella scoperta di farmaci e trattamenti più che nella prevenzione. Gli Stati Uniti, così come tutti i paesi industrializzati, hanno visto una riduzione della qualità della vita dovuta a problemi di salute legati alle cosiddette malattie croniche non trasmissibili (diabete, obesità, malattie cardiovascolari, malattie autoimmuni, neurodegenerative e altre). La consapevolezza di come modificare lo stile di vita può aiutare a prevenire queste malattie e ad apportare miglioramenti di salute a livello individuale e, di conseguenza, a livello di sistema sanitario nazionale.

Forza e limiti dello studio

Lo studio di cui si parla in questo articolo è di tipo epidemiologico, e l’epidemiologia è la disciplina che permette di comprendere le conseguenze dei comportamenti di intere popolazioni, in questo caso oltre 120.000 persone!

Tuttavia questo approccio rappresenta solo uno dei cinque Pilastri della sana longevità proposti dal Professor Longo come strategia per poter filtrare le migliaia di informazioni che riguardano alimentazione, longevità e salute [3].

Oltre all’epidemiologia, gli altri Pilastri sono la ricerca di base focalizzata sulla longevità, gli studi clinici, l’osservazione dei centenari e delle popolazioni con longevità record, e lo studio dei sistemi complessi.

Ogni Pilastro può fornire informazioni utili, ma poiché ognuno ha dei punti di forza e dei limiti, è l’insieme di tutti e cinque che fornisce le indicazioni più assodate e durevoli nel tempo.

L’approccio multidisciplinare dei Pilastri della Longevità permette di porre fondamenta solide e profonde per decidere qual è la dieta migliore, riducendo al minimo l’entità dei cambiamenti nello stile alimentare. Se le scelte si basano su tutti e 5 i Pilastri difficilmente possono dimostrarsi scorrette o invalidate da nuove scoperte.

Cosa si può fare in pratica?

Se non hai risposto “sì” a tutte le domande del riquadro 2, il tuo stile di vita ha ancora margine di miglioramento. Oltre ad abbandonare il fumo e consumare moderatamente alcolici, il primo cambiamento che può migliorare la nostra salute è seguire un’alimentazione sana come quella della longevità descritta nell’omonimo libro [3] del Professor Longo e riassunta nel riquadro 3. La Dieta della Longevità è infatti ricca di alimenti di origine vegetale come verdure e legumi, frutta a guscio e cereali principalmente nelle loro versioni integrali; grassi buoni attraverso l’assunzione di pesce (meglio se di piccole dimensioni) e olio extra-vergine di oliva ed è povera di alimenti di origine animale (soprattutto carne rossa, affettati e latticini) e di zuccheri.

3: Il decalogo della longevità

  1. Dieta: vegana ma con l’aggiunta di pesce, stando attenti a evitare quello con alto contenuto di mercurio.
  2. Proteine: poche ma sufficienti: 0,7-0,8 grammi per chilo di peso corporeo. Dopo i 65-70 anni aumentare leggermente in modo da non perdere massa muscolare.
  3. Riducete al minimo i grassi e gli zuccheri cattivi, massimizzando i grassi buoni e i carboidrati complessi.
  4. Apportate tutti i nutrienti: proteine, acidi grassi essenziali (omega-3 e omega-6), minerali, vitamine e un sufficiente apporto di zuccheri.
  5. Mangiate selezionando i giusti ingredienti tra quelli che consumavano i vostri antenati.
  6. Fate due pasti al giorno più uno spuntino: per esempio, colazione e un pasto, più uno spuntino a basso tenore calorico ma nutriente.
  7. Riducete le ore della giornata in cui mangiare, meglio farlo entro un massimo di 12 ore (iniziare dopo le 8 e finire prima delle 20 o dopo le 9 e finire prima delle 21).
  8. Praticate periodicamente un digiuno, adottando 5 giorni di Dieta Mima Digiuno ogni 1-6 mesi, in base alle proprie esigenze e bisogni.
  9. La dieta della longevità è un sistema di alimentazione che non implica cambi radicali nella propria alimentazione, non è necessario dunque ridurre in modo eccessivo i carboidrati.
  10. Tenete sotto controllo il peso corporeo e la circonferenza addominale, il girovita abbondante, infatti, può essere associato a una maggiore incidenza di diabete, pressione alta, colesterolo alto e disturbi cardiaci

Per quanto riguarda l’attività fisica non c’è uno sport migliore dell’altro in assoluto. Va bene praticare qualsiasi attività che possa essere condotta quotidianamente fino a oltre i 100 anni! Fare camminate veloci, le scale invece di prendere l’ascensore e lunghe passeggiate nei weekend sono delle piccole modifiche alla nostra vita, ma possono avere un grande valore in termini di salute. Potete trovare altri consigli del Professor Longo riguardanti l’attività fisica qui.

La combinazione di alimentazione sana e un’adeguata attività fisica porteranno naturalmente ad avere un peso giusto.

Possiamo quindi rispondere alla prima domanda “Siamo proprio così impotenti davanti ai problemi di salute?” con un “no”. Secondo gli studi citati in questo articolo, per vivere una vita longeva e in salute la decisione quotidiana di piccoli cambiamenti allo stile di vita può essere decisiva quanto la predisposizione genetica.

Fonti:

  1. Yanping Li, An Pan, Dong D. Wang, Xiaoran Liu, KlodianDhana, Oscar H. Franco, Stephen Kaptoge, Emanuele Di Angelantonio, Meir Stampfer, Walter C. Willett, Frank B. Hu. “Impact of Healthy Lifestyle Factors on Life Expectancies in the US Population.”Circulation.2018 Apr 30. doi: 10.1161/Circulation aha.117.032047
  1. Loef M, Walach H. “The Combined Effects of Healthy Lifestyle Behaviors on All Cause Mortality: a Systematic Review and Meta-Analysis.”PrevMed. 2012;55:163–170. doi: 10.1016/j.ypmed.2012.06.017.
  1. Longo,Valter. La Dieta della Longevità, Milano; Vallardi editore, 2016
Romina Inès Cervigni, Ph.D.
Biologa Nutrizionista
Fondazione Valter Longo

TRIESTE, 30 SETTEMBRE

TRIESTE, 30 SETTEMBRE

Domenica 30 settembre, nell’ambito della settima edizione del Festival della Ricerca Scientifica, il Prof. Longo farà un intervento sulla dieta quotidiana della longevità, a Trieste, insieme alla Dott.ssa Lucilla Titta, biologa nutrizionista e coordinatore Smartfood Program IEO (Istituto Europeo di Oncologia).
I posti sono già esauriti, ma sarà possibile seguire la diretta in streaming al seguente link domenica 30 settembre dalle 15:00 alle 16:15.

OLGIATE OLONA, 19 SETTEMBRE

Ripogrammare il corpo in modo tale da farlo entrare in una modalità d’invecchiamento più lento, ma anche di ringiovanirlo attraverso una rigenerazione che si basa sulle cellule staminali. Mercoledì 19 settembre il Prof. Valter Longo, nell’ambito di un evento promosso dall’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro), parlerà di questi importanti argomenti nella dimora storica di Villa Gonzaga, a Olgiate Olona. Maggiori informazioni sono riportate nella locandina.

Qualità migliore della vita e meno fatica: una nuova conferma sugli effetti benefici del digiuno nella chemioterapia

Qualità migliore della vita e meno fatica: una nuova conferma sugli effetti benefici del digiuno nella chemioterapia

Ogni anno 8,8 milioni di persone in tutto il mondo muoiono di cancro e, sebbene le percentuali di guarigione siano in crescita, si stima che nel 2030 i morti raggiungeranno la cifra di 13 milioni. Sulla rivista BMC Cancer sono stati pubblicati i risultati di un nuovo trial clinico che ha confermato gli effetti benefici del digiuno sulla qualità della vita e la spossatezza, meglio nota come fatigue, durante la chemioterapia in donne affette da tumore al seno e alle ovaie [1]. L’articolo è firmato da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Medicina Interna e Integrativa dell’Immanuel Krankenhaus in collaborazione con l’Istituto di Medicina Sociale, Epidemiologia ed Economia della Salute dell’Università Freie, entrambi di Berlino.

La chemioterapia è ad oggi, insieme alla radioterapia e alla chirurgia, il trattamento più utilizzato e più efficace contro il cancro. Tuttavia, la riflessione sui benefici della cura da un lato e sulla qualità della vita dall’altro resta aperta tra i pazienti che devono affrontare le terapie oncologiche imposte dal protocollo. È per tali ragioni che la medicina moderna sta cominciando a contemplare anche in ambito oncologico le opportunità offerte dalla sperimentazione di nuove sinergie terapeutiche. In questo quadro, un riconoscimento particolare merita la pratica del digiuno, alla luce dei promettenti e sempre più numerosi risultati che provengono sia dalla ricerca di base che da quella applicata.

Lo studio dei ricercatori tedeschi ha visto il reclutamento di 34 pazienti, di età media di 51 anni e non inferiore a 18, con diagnosi di tumore al seno o tumore alle ovaie e indicazione clinica di trattamento chemioterapico standard. Il programma di digiuno cominciava 36 ore prima e terminava 24 ore dopo la chemioterapia ed è stato svolto secondo due modalità: un primo gruppo, circa metà dei pazienti, si è sottoposto al digiuno nella fase iniziale dei cicli di chemio, mentre il secondo gruppo nella fase finale. Durante il periodo di digiuno, i pazienti potevano assumere una dieta mima digiuno che conteneva the, succhi di verdura e brodo vegetale per un totale massimo di 350 Kcal al giorno. I pazienti sono stati monitorati per tutta la durata del trattamento e, in tutti i casi esaminati, il digiuno si è rivelato tollerabile, causando soltanto episodi comuni di mal di testa, nausea o senso di fame che non interferivano comunque con le normali attività quotidiane. Anche la perdita di peso e la riduzione dell’indice di massa corporea, tipiche conseguenze della chemioterapia, sono state contenute, con un valore medio di variazione inferiore ad 1,5 Kg in entrambi i gruppi. Il miglioramento in termini di qualità della vita e riduzione della fatigue è stato più evidente per i pazienti che si sottoponevano al digiuno nella fase iniziale dei cicli di chemio. La spiegazione di questo risultato potrebbe essere attribuibile a diverse ragioni, tra queste in primis che il digiuno sembra più efficace nel prevenire gli effetti collaterali della terapia piuttosto che nell’alleviarli quando si sono già manifestati.

Il risultato di questo studio pilota è certamente incoraggiante, ma è necessario muoversi con estrema cautela in proposito, per evitare potenziali rischi per la salute dei pazienti. È importante sapere che non tutti i pazienti oncologici possono sottoporsi al digiuno. Valori di indice di massa corporea inferiori a 19 Kg/m2, fragilità e presenza di patologie cardiovascolari o autoimmuni sono incompatibili con il digiuno terapeutico. Per tutti gli altri, il digiuno durante i trattamenti chemioterapici è praticabile oltre che efficace. Questo studio si aggiunge e conferma i risultati di studi sperimentali precedenti che, a partire dal 2008, hanno dimostrato l’efficacia del digiuno terapeutico contro effetti collaterali nei topi, ma anche in vari studi clinici pilota con numeri di pazienti reclutati ancora bassi. Indipendentemente dal tipo di tumore, protocolli diversi di digiuno in combinazione con la chemioterapia si sono rivelati sicuri ed in grado addirittura di migliorare gli effetti collaterali dovuti ai trattamenti farmacologici [2-4]. Il potere del digiuno come terapia adiuvante è quello di favorire attraverso le condizioni ambientali un migliore riconoscimento delle cellule tumorali da parte dei farmaci. Infatti, nonostante i farmaci antitumorali siano sempre più specifici e selettivi, la loro azione sulle cellule sane in attiva proliferazione, come quelle del sangue, dei follicoli piliferi o degli organi riproduttivi, resta inevitabile. Al termine della terapia e nella maggior parte dei casi, queste ultime riprendono la propria attività normalmente, ma è innegabile che il problema della citotossicità possa avere conseguenze sia sull’efficacia della terapia stessa, causando episodi di resistenza ai farmaci, che sulla formazione di tumori secondari, questo in seguito a diversi anni di trattamento.

In condizioni di scarsa presenza di nutrienti (digiuno), le cellule tumorali acquisiscono una maggiore sensibilità ai farmaci antineoplastici rispetto alle cellule normali. Questo fenomeno, associato ad un diverso comportamento metabolico tra cellule sane e cellule malate, prende il nome di resistenza differenziale allo stress ed è altamente conservato dagli organismi più semplici a quelli più complessi, come l’uomo [5-6]. Dal punto di vista biochimico, l’effetto protettivo del digiuno si traduce in una riduzione importante dei livelli ematici di glucosio, insulina e IGF-1 (Insulin-like Growth Factor), che sono considerati fattori di rischio per l’insorgenza del cancro. In un tale contesto, in cui l’efficacia dei chemioterapici viene potenziata naturalmente, si riduce la necessità di aumentare le dosi degli stessi o di svilupparne di più aggressivi. Avere investito e continuare ad investire nella ricerca ha un costo importante, ma rappresenta una risorsa insostituibile in termini di benefici tangibili per i malati.

Il digiuno potrebbe rappresentare un punto di svolta nella implementazione delle terapie oncologiche convenzionali con il vantaggio di non richiedere eccessivi investimenti e di essere potenzialmente efficace sia nel proteggere contro varie terapie oncologiche sia nell aumentarne la loro tossicità anti-tumorale. Ulteriori trials clinici saranno tuttavia necessari per aumentare il numero di casi studio ed ottenere così un riconoscimento unanime da parte della comunità scientifica.

 

Fonti:

  1. Bauersfeld S.P. et al. (2018) The effects of short-term fasting on quality of life and tolerance to chemotherapy in patients with breast and ovarian cancer: a randomized cross-over pilot study. BMC Cancer 18: 476.
  2. Safdie F.M. et al. (2009) Fasting and cancer treatment in humans: A case series report. Aging (Albany NY).1:988-1007.
  3. de Groot S. et al. (2015) The effects of short-term fasting on tolerance to (neo) adjuvant chemotherapy in HER2-negative breast cancer patients: a randomized pilot study. BMC Cancer 15:652.
  4. Dorff T.B. et al. (2016) Safety and feasibility of fasting in combination with platinum-based chemotherapy. BMC Cancer 16:360.
  5. Lee C and Longo VD. (2011) Fasting vs dietary restriction in cellular protection and cancer treatment: from model organisms to patients. 30:3305–16.
  6. Raffaghello L. et al. (2008) Starvation-dependent differential stress resistance protects normal but not cancer cells against high-dose chemotherapy. Proc Natl Acad Sci U S A 105:8215–20.

ANCONA, 23 GIUGNO

ANCONA, 23 GIUGNO

Ancona dal 21 al 23 giugno all’interno del progetto Expo Meeting Innov-Aging, si terrà un evento dedicato al tema della Longevità,

promuovendo un percorso di salute e benessere. Il 23 interverranno il Prof. Longo e il Prof. Makoto Suzuki, cardiologo e geriatra di uno dei posti

più longevi al mondo: Okinawa, in Giappone.

https://www.grey-panthers.it/speciale/no-cat/grey-age-innovazione-nelle-marche-primo-expo-meeting-sulla-silver-economy/ad-ancona-dal-21-al-23-giugno-attivita-gratuite-la-salute-tutti-cittadini/

Cancro e Nutrizione

Cancro e Nutrizione

Domenica 17 giugno a Brescia si terrà un convegno dal titolo “Cancro e Nutrizione” a cui interverranno i Professori Valter Longo, Marco Giorgio dell’Istituto Europeo di Oncologia, Giovanni Apolone, Direttore Scientifico della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, e lo chef stellato Davide Oldani. Per testimoniare che la buona cucina può essere anche sinonimo di salute.